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Conto corrente con il fido: è pignorabile? #adessonews

Apertura di credito: è possibile il pignoramento del fido bancario qualora non sia stata superata la soglia o qualora si sia sconfinato da essa?

Un nostro lettore ci chiede se il conto corrente con il fido è pignorabile. Nel caso di specie, una persona ha sottoscritto un contratto di apertura di credito con la propria banca. Il correntista utilizza le somme messe a disposizione della banca senza mai superare il limite del fido. I versamenti che periodicamente esegue sul conto ripristinano il fido tenendolo nella soglia. Ci chiede pertanto se tali somme possono essere pignorate da eventuali creditori.

Per comprendere se il conto corrente con fido è pignorabile bisogna spiegare meglio come funziona questo contratto bancario. 

Cos’è il fido?

Il fido – più correttamente chiamato apertura di credito bancario – è quel contratto con il quale l’istituto di credito garantisce al proprio cliente la disponibilità di fondi nel momento in cui questi ne abbia la necessità, a tempo indeterminato o per un periodo di tempo che, al momento della conclusione del contratto, è nella maggioranza dei casi incerto. 

Il beneficiario può disporre del credito messo a sua disposizione anche a più riprese o, addirittura, decidere di non utilizzare affatto l’affidamento concessogli. L’obbligazione della banca consiste nel rendere disponibili le somme entro un limite massimo predefinito. Invece, l’obbligazione del cliente consiste nel non spendere una somma superiore rispetto a quella messagli a disposizione dalla banca con il fido.

Il fido si distingue dal mutuo in quanto quest’ultimo risponde invece a un bisogno immediato di denaro da parte del mutuatario che beneficia immediatamente e, di norma, in un’unica soluzione dell’intero prestito concessogli [1].

I versamenti sul conto corrente con fido

Se il correntista non supera il limite del fido, tutti i versamenti che effettua sul conto vanno a ridurre l’esposizione debitoria con la banca. Questi versamenti vengono detti rimesse ripristinatorie: essi cioè ripristinano la disponibilità del fido.

Se invece il correntista spende più di quanto la banca gli ha concesso con il fido, sorge un debito sul quale vengono calcolati degli interessi a un saggio maggiore. I versamenti – che andranno a ripristinare tale debito maturato con la banca – vengono chiamati rimesse solutorie.

È pignorabile il conto corrente con il fido?

Il pignoramento del conto corrente (anche detto “pignoramento presso terzi”) è possibile tutte le volte in cui detto conto risulti “attivo”: in pratica, devono risultare depositate delle somme del correntista. 

Non si può pertanto pignorare un conto corrente a saldo zero, né tantomeno uno a saldo negativo. 

Nel caso del conto corrente con fido, le somme che il correntista può prelevare sono invero di titolarità della banca la quale non fa altro che renderle disponibili al proprio cliente ogni volta in cui questi ne abbia necessità. Queste somme peraltro, quando vengono spese, non passano prima nella titolarità del correntista né affluiscono sul suo conto ma passano direttamente al terzo nei cui confronti viene eseguito il pagamento. Non c’è quindi un passaggio intermedio. Ciò fa sì che il conto corrente con il fido non possa essere pignorato in quanto equiparabile a un conto corrente senza disponibilità o giacenza.

Detto in altre parole, il fido rappresenta non già un credito che il correntista ha verso la banca (come nel caso delle somme depositate sul conto, che proprio perciò possono essere pignorate) ma un debito, seppur concordato in anticipo con l’istituto di credito. E siccome non si può mai pignorare un debito, il conto con il fido non può mai essere pignorato: è impignorabile sia nel caso in cui il correntista non abbia sforato il tetto massimo dell’apertura del credito sia, a maggior ragione, nel caso in cui abbia superato la soglia. 

Se la banca dunque dovesse ricevere un atto di pignoramento presso terzi dovrebbe fornire al creditore una dichiarazione negativa, dichiarando cioè che sul conto non ci sono fondi pignorabili. Di conseguenza, la procedura non potrà avere corso. Resta tuttavia il fatto che se, presso la stessa banca, il debitore dovesse avere altri conti in attivo, la dichiarazione della banca sarebbe invece positiva e verrebbero pignorate tali somme.  

note

[1] Sulle differenze tra le due tipologie di contratto si vedano: Cass. 6 marzo 2009 n. 5568, Trib. Padova 7 luglio 2016

Autore immagine: depositphotos.com

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